La tattica ancelottiana mancava al bel calcio sarriano per i recuperi in extremis

Di Eugenio Fiorentino. La scorsa stagione nel calcio la my bella Napoli era tale grazie al mitico fraseggio e gioco insegnato dal tecnico Maurizio Sarri, ma quest’anno al Napoli il top player è seduto in panchina, e gioca disponendo i giocatori in campo. Signori e signori si tratta di mr. Champions League Carlo Ancelotti, che con umiltà ed altro non ha voluto modificare a pieno la sua nuova squadra, lasciando un po’ l’idea del gioco già radicata con Sarri, ma Mr. Trentatré peccava in esperienza compensando con l’aver radicato molto in profondità la propria idea di gioco ai suoi giocatori, tanto che ancora non l’ hanno abbandonata, anzi, anche perché chi ha sostituito il tecnico toscano non ha remato contro, anzi da fuoriclasse qual è ne ha tratto beneficio apportando lui ciò che mancava, ovvero l’esperienza, che migliora il tutto.
Questa dote ancelottiana ha aiutato gli azzurri a non disunirsi mai, così contro le squadre che provano e riescono a mettere la testa avanti, vengono rimontate e talvolta surclassate, quando non sono big squadre, esempio eclatante fu il match al S. Paolo contro il Milan. Ma questa sera, in cui la Roma ha fatto il gol e poi uno scudo difensivo ed un’ostruzione estenuanti, chiunque si sarebbe disunito e gettato le armi, ma la Bella Napoli calcistica di Mr. Carletto, è rimasta unita imponendo sempre il proprio bel gioco, testando le chiusure di Olsen e la compattezza della difesa romana, fino a che non era ora che la vera bellezza del Napoli emergesse con i giocatori più esperti e che più esprimono la vera My bella Napoli, perché tra i più radicati anche sentimentalmente a Napoli ed alla società.
Quando gli avversari ostacolano a lungo le bellezze, si necessita delle giocate dei campioni masanielli, quelli radicati molto nel profondo, che ormai condividono con noi l’idea di una mybellaNapoli da portare in alto in Italia, in Europa e nel mondo. Non c’è ostracismo che tenga, le vere bellezze e non le grandi, sono superlative in extremis.

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