Lo stadio San Paolo compie 60 anni

Di Fabio Casillo – Sessant’anni tondi sono trascorsi dalla data dell’inaugurazione dello stadio “del Sole” di Fuorigrotta, poi dedicato all’Apostolo Paolo di Tarso in ricordo dello sbarco sulle coste flegree nel febbraio dell’anno 61.
Compie dunque 60 anni l’opera in travertino e cemento dell’architetto razionalista Carlo Cocchia, necessaria dopo le distruzioni della guerra.
Bisogna infatti fare un passo indietro di diciassette anni dal taglio del nastro per leggere tutta la storia del grande stadio di Napoli. Anno 1942: lo stadio “Partenopeo” del rione Luzzatti di Gianturco, simbolo della modernità fascista, con una capienza di quarantamila spettatori, viene raso al suolo dai raid aerei degli anglo-americani che colpiscono violentemente Napoli. In vista dei Mondiali in Italia del ’34, era stato edificato in cemento armato al posto del vecchio ligneo “Vesuvio”, voluto nel ‘30 da Giorgio Ascarelli.
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Il Napoli si vede perciò costretto a giocare per qualche mese al Real Orto Botanico di via Foria, in un campo sterrato con una tribunetta in muratura da tremila posti, approntato in tutta fretta alla fine del ’44. Una soluzione ponte, in attesa di entrare in possesso del “Campo sportivo del Littorio” al Vomero (oggi “Arturo Collana”), trentamila posti, datato 1929. Requisito dalle forze armate tedesche e utilizzato come campo di concentramento nazista, è divenuto uno dei luoghi simbolici delle Quattro giornate di Napoli. Conclusa la guerra, viene ribattezzato “Stadio della Liberazione” e lì, in quell’impianto ormai al limite dell’agibilità, il club azzurro si trasferisce. Una tribuna viene giù durante l’incontro Napoli-Bari del 27 gennaio 1946. L’entusiasmo dei tifosi azzurri al primo goal della squadra di casa fa crollare una balaustra, costringendo 114 feriti, di cui alcuni gravi, alle cure in ospedale. Insomma, se n’è caduto ‘o stadio, e non c’è scappato il morto per miracolo.
La necessaria costruzione di un nuovo stadio napoletano viene deliberata il 22 dicembre 1949 dal Comune di Napoli, col supporto del CONI e del Governo, grazie ai finanziamenti della schedina a pronostici Sisal appena nata e all’assegnazione alla città di un miliardo di lire da parte del Consiglio dei Ministri, con gran fastidio negli ambienti calcistici del Nord-Italia, tanto da porre i dirigenti del Napoli in contrasto con la Lega Calcio, accusata di essere governata da una “casta milanese” maldisposta al cospicuo finanziamento del Governo.
Il progetto originario prevede un solo anello, quello attualmente al livello superiore, ma ne viene aggiunto uno ulteriore al di sotto del livello stradale per ottenere una capienza di circa novantamila spettatori. Il plastico del monumentale stadio viene presentato da Achille Lauro e dal primo ministro Mario Scelba, ma ci vogliono però ben dieci anni per vedere il completamento del nuovo impianto, il cui cantiere si apre nel nuovo arioso quartiere di Fuorigrotta il 27 aprile 1952.
Il 6 dicembre 1959, dunque, il #Napoli prende finalmente possesso della sua nuova comoda e maestosa casa. Miglior battesimo non si può celebrare: battuta la #Juventus con immediato record di spettatori della Serie A. I club del Nord verificano immediatamente quel che significava per i napoletani il loro nuovo tempio del calcio.
Sessant’anni da quel giorno e un po’ tutto è cambiato. È cambiato il calcio, è cambiata #Fuorigrotta ed è cambiato lo #stadioSanPaolo, sfigurato trent’anni dopo dal ferroso restyling per i Mondiali del 1990 e degnamente ritrovato solo dopo un altro trentennio con la ristrutturazione interna operata in occasione delle Universiadi 2019. Oggi è azzurro, colorato, omologato per 55mila spettatori comodamente seduti. Pur sempre vecchio, anche se i pali delle porte non sono più squadrati come in principio. Ma anche se nulla più è romantico come quando tutto era in bianco e nero, il #SanPaolo resta lo stadio del record di spettatori paganti – 89.992 tagliandi staccati per un Napoli-Perugia del 21 ottobre 1979 – e il mitico palcoscenico del più grande calciatore della storia. È scusate se è poco.

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